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novembre, 2018

Cosa prevede la web tax per tassare i colossi tecnologici in Europa

(Immagine: pixabay)

Domani, 6 novembre, a Bruxelles si terrà l’Ecofin (Consiglio di economia e finanza) alla presenza di tutti i ministri dell’economia dei ventotto Paesi dell’Unione Europea. All’ordine del giorno c’è la discussione sulla cosiddetta web tax, ovvero l’imposta sui servizi digitali voluta dall’Unione per tassare i ricavi dei colossi tecnologici in Europa a partire dal 2019.

Di questa tassa si parla ormai da molti mesi ed è una misura che non tutti gli stati membri sono disposti ad accettare di buon grado. A marzo scorso, l’Unione ha presentato il testo relativo alla misura, che riguarderebbe in particolare la tassazione di alcuni servizi digitali offerti in Europa da società come Google, Apple, Facebook, Amazon e altre (i cosiddetti Gafa).

Nel testo del provvedimento si legge che a questi e altri colossi tecnologici attivi in tutto il mondo, l’Unione europea applicherà un prelievo fiscale del 3% sui ricavi provenienti da servizi di pubblicità e dalla rivendita di dati personali.

Inoltre, si specifica che questa tassa si riguarderà soltanto compagnie che riporteranno un fatturato globale annuo superiore 750 milioni di euro e a 50 milioni di euro nella sola Europa.

A ogni Paese dell’Unione viene poi dato il compito di studiare i decreti attuativi per fare in modo che la misura entri in vigore, ed è qui che non tutti gli stati membri si trovano concordi. Paesi come Irlanda e Olanda, per esempio, hanno visto crescere la presenza delle grandi compagnie tecnologiche sul proprio territorio anche grazie alla garanzia di grosse agevolazioni fiscali, e oggi una loro adesione alla nuova direttiva europea non sarebbe vista di buon occhio dai Gafa.

Secondo i commissari europei, la web tax potrebbe garantire un maggiore legame tra il luogo in cui gli utili sono realizzati e quello in cui vengono tassati, proprio come accade per altre aziende non digitali, tassate oggi mediamente al 23% in tutta Europa. Al momento, invece, questo è molto complicato per tutte le società che lavorano online. Inoltre, si stima che la proposta possa valere quasi 5 miliardi di euro di incassi per gli stati europei.

La reazione dei colossi della tecnologia non si è fatta attendere: 16 leader di alcune società coinvolte (inclusi anche Spotify, Booking.com, Uber, eDreams e altre) hanno firmato un documento congiunto dove esprimono “preoccupazione” per la nuova tassa.

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Fonte: WIRED.it
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